CDT

L’intervista del CdT del 24 ottobre scorso a Yves Rossier, «numero due della diplomazia svizzera», capo-negoziatore con l’UE mi ha lasciato perplesso. Inizio dall’ultima sua risposta: «Se in Ticino ci sono 60.000 frontalieri e 6.000 disoccupati, anche supponendo che i 6.000 disoccupati non abbiano lavoro a causa di 6.000 frontalieri, ci sono 54.000 frontalieri di cui il Ticino ha visibilmente bisogno. Vogliamo limitarli? Con quali conseguenze per l’economia del cantone? Certo, bisogna garantire che questa categoria di lavoratori e le aziende che li assumono (italiane o no) non pratichino un dumping salariale che peggiora le condizioni di lavoro dell’insieme del mercato del lavoro ticinese. Ma la risposta che occorre adottare per combattere gli effetti perversi di questi fenomeni è la limitazione dei frontalieri? Sono altre, credo, le misure da adottare. Misure nazionali che possono e devono essere introdotte in modo ancora più incisivo». Innanzitutto i disoccupati in Ticino sono molti di più di 6.000 e questo denota già che a Rossier del Ticino non gliene importa nulla, altrimenti saprebbe quanti disoccupati abbiamo. Poi vorrebbe garantire che le aziende non pratichino dumping salariale, ma si guarda bene dal dirci come si fa ad evitarlo. Infine afferma che le misure da adottare sono altre, misure nazionali, ma anche qui nessun accenno a quali sarebbero queste misure che, dico io, se esistessero, avremmo già potuto adottarle, ma, anche ammettendo che esistano, probabilmente sarebbero incompatibili con qualche accordo che abbiamo con l’UE ed infine, anche se non fossero incompatibili con i bilaterali, ci vorrebbe la volontà di applicarle, ma c’è il problema del famoso «margine di manovra nullo». Poi, a proposito di libera circolazione, Rossier dice: «Sta a noi stabilire se è nel nostro interesse mantenerla come adesso oppure se è più nel nostro interesse limitarla quantitativamente secondo le modalità dell’iniziativa del 9 febbraio.» Rossier deve essersi distratto un attimo: il 9 febbraio abbiamo votato ed introdotto nella costituzione i contingenti per i lavoratori esteri ed è chiaro che contingenti e libera circolazione «come adesso» sono incompatibili. Quindi Rossier deve andare a Bruxelles a discutere di modificare le regole della libera circolazione (come, a quanto pare, vuole fare anche David Cameron, pena l’uscita della Gran Bretagna dall’UE) chiarendo bene che quanto deciso dal popolo svizzero non è oggetto di negoziato. Rossier è certamente «acuto, colto, abile» come afferma la presentazione sul CdT, ma se va a Bruxelles a trattare con l’UE pensando che quello della sostituzione della manodopera residente i con i frontalieri è un non problema e, invece di negoziare la libera circolazione, va a negoziare il voto del 9 febbraio, allora siamo messi proprio male. Ma grazie a Dio l’ultima parola non l’avrà Rossier, bensì, comunque, il popolo svizzero!