CDT

Negli scorsi giorni il Gran Consiglio turgoviese ha bocciato una mozione dell’UDC in favore del divieto di portare il velo a scuola. La proposta era una reazione a una sentenza del Tribunale federale che, nel luglio dello scorso anno, ha giudicato sproporzionato e privo di base legale un simile divieto, imposto dal Comune di Bürglen (TG) a due allieve islamiche. Pur non entrando nel merito della questione di fondo, ossia se il divieto del velo a scuola violi o no la Costituzione federale, i giudici di Losanna hanno invocato un’assenza di basi legali, giudicando insufficiente il solo regolamento comunale per una limitazione della libertà religiosa. La mozione presentata da deputati dell’UDC aveva quindi lo scopo di fornire la base legale che autorizzasse le autorità scolastiche comunali ad emanare misure in materia. Più o meno la stessa cosa era avvenuta nel Canton Argovia lo scorso marzo: il Gran Consiglio ha bocciato una mozione del PPD che chiedeva al Governo di elaborare le basi legali per un simile divieto poiché, secondo gli autori della mozione, portare il velo islamico a scuola mette in pericolo l’integrazione e il principio di uguaglianza fra ragazzi e ragazze.

La notizia tragicomica è però di pochi giorni fa: in Turchia (!) è stato tolto il divieto di portare il velo nelle scuole superiori, ma tale divieto è stato mantenuto fino alle scuole elementari comprese! Probabilmente anche Erdogan si rende conto che, per una bambina, il portare il velo non è certo una scelta, bensì un’imposizione da parte della famiglia o di un’autorità religiosa (cosa che è successa anche alle nostre latitudini: è cambiato l’Imam e, improvvisamente, le bambine hanno cominciato a portare il velo). In Inghilterra, Taj Hargey, Imam della Congregazione islamica e del Centro di educazione di Oxford, sta tentando di raccogliere le 100.000 firme necessarie a far discutere in Parlamento un eventuale divieto di girare con il volto coperto poiché «la moda crescente fra le giovani musulmane inglesi di portare il burqa (contrariamente alle loro madri, che non lo portano) è uno degli sviluppi più sinistri dei nostri tempi». In Svizzera, invece, Governo e Parlamento non si decidono a concedere la garanzia federale alla modifica costituzionale votata dal popolo ticinese per proibire di dissimulare il viso nei luoghi pubblici.

Come al solito, in Svizzera, vogliamo essere più papisti del Papa.