
Roberto Pellegrini (Presidente, UDF Mendrisio)
LaRegione, 12.2.2026
Nei prossimi mesi la Svizzera sarà chiamata a esprimersi su un accordo con l’Unione europea che viene spesso presentato come un semplice aggiornamento tecnico della via bilaterale. In realtà, la posta in gioco è molto più ampia e merita di essere spiegata con chiarezza, soprattutto perché i dossier di politica europea sono complessi.
Il cosiddetto accordo istituzionale non riguarda un singolo ambito, ma stabilisce un nuovo quadro generale dei rapporti tra Svizzera e Ue. La sua caratteristica centrale è la cosiddetta “ripresa istituzionale”, ovvero l’obbligo per la Svizzera di riprendere automaticamente, anche in futuro, ampie parti del diritto europeo nei settori coperti dagli accordi sul mercato interno.
Questo significa che non si discute solo di commercio o cooperazione economica, ma di un cambiamento nel modo in cui vengono fatte e applicate le regole nel nostro Paese. Le leggi europee, elaborate senza la partecipazione diretta dei cittadini svizzeri, diventerebbero vincolanti anche per la Svizzera. In caso di divergenze, il meccanismo di risoluzione delle controversie prevede il ricorso a istanze che devono attenersi all’interpretazione del diritto dell’Ue.
Un altro aspetto centrale è la fine della via bilaterale così come l’abbiamo conosciuta finora. I bilaterali si basano su accordi settoriali, negoziati e adattati caso per caso, lasciando alla Svizzera un margine decisionale e la possibilità di sottoporre le scelte al voto popolare. Con il nuovo accordo, questo equilibrio viene profondamente modificato.
Per questo è importante evitare semplificazioni. Non si tratta di essere “pro” o “contro” l’Europa, ma di comprendere se questo accordo corrisponda davvero agli interessi istituzionali, democratici ed economici della Svizzera. È invece fondamentale chiarire che questo accordo rappresenta una scelta profondamente sbagliata per la Svizzera, perché indebolisce la sovranità, limita la democrazia diretta e compromette interessi istituzionali ed economici costruiti con successo nel corso della nostra storia. Ecco perché questo accordo è definibile come “un accordo di sottomissione all’Ue”.
