
Roberto Pellegrini (Direzione UDF Ticino)
Corriere del Ticino, 3.2.2026
L’8 marzo il popolo svizzero sarà chiamato a esprimersi sull’iniziativa popolare federale «200 franchi bastano», che propone di ridurre il canone radiotelevisivo da 335 a 200 franchi per nucleo familiare. Nel dibattito pubblico si sente spesso dire che la SSR non è più rappresentativa, che è ideologicamente sbilanciata o distante da una parte della popolazione. Sono posizioni che si possono condividere oppure no, ma non è solo su questo terreno che va valutata l’iniziativa.
Viviamo in una realtà profondamente cambiata rispetto a pochi anni fa. Da docente di scuola professionale sono confrontato quotidianamente con i giovani e con il loro modo di informarsi: la televisione tradizionale non è più il canale principale. I ragazzi cercano notizie online, seguono contenuti on demand, si informano attraverso piattaforme digitali e social. Questo vale non solo per l’informazione, ma anche per l’intrattenimento e per lo sport, ambiti nei quali le giovani generazioni privilegiano sempre più lo streaming, le piattaforme digitali e i contenuti personalizzati rispetto alla TV lineare. Continuare a finanziare un sistema pensato per un consumo mediatico di massa che non esiste più significa ignorare questa evoluzione.
Ridurre il canone non vuol dire smantellare il servizio pubblico, ma adattarlo a un contesto nuovo, più sobrio e più efficiente.
Anche la SSR, come molte altre istituzioni, è chiamata
a interrogarsi su dimensioni, costi e priorità, senza dare per scontato che ogni struttura debba rimanere immutata nel tempo.
Per inquadrare meglio il tema, può essere utile anche un confronto puramente numerico. La RAI, che serve circa 58,8 milioni di abitanti in Italia, impiega all’incirca 13.000 collaboratori, pari a circa 22 dipendenti ogni 100.000 abitanti. La RSI, che si rivolge a circa 740.000 persone italofone in Svizzera, conta invece circa 1.100 collaboratori, ossia circa 149 dipendenti ogni 100.000 abitanti. In sintesi, in rapporto alla popolazione servita, la RSI presenta una proporzione di personale circa sette volte superiore rispetto alla RAI.
L’iniziativa «200 franchi bastano» invita invece a una riflessione più realistica: chiedersi quanto servizio pubblico siamo disposti a finanziare, a quale costo e in funzione di quali reali abitudini di consumo.
In tempi di pressione sui bilanci delle famiglie, una riduzione del canone rappresenta un segnale di attenzione e di responsabilità.
Per questo vi invito a votare «sì» all’iniziativa «200 franchi bastano».DemocraziaDiretta #IndipendenzaSvizzera #SvizzeraLibera #UE #PoliticaSvizzera
